La completezza dello shiatsu

LA COMPLETEZZA DELLO SHIATSU

“Secondo la definizione di Masao Maruyama, “il trattamento con i meridiani è una forma di terapia con la quale, non essendo condizionata dalla natura della malattia e non considerando l’alterazione come strettamente limitata a una parte determinata, ma comprendendola come un’alterazione dell’insieme dell’organismo, si tenta di porvi rimedio”. Vale a dire che, siccome i meridiani sono sistemi che registrano ogni alterazione che sopravviene nell’organismo, procedere alla loro rimessa in ordine significa fare il trattamento olistico del corpo così come lo considera la medicina orientale” (da “Shiatsu et Médecine Orientale”, S. Masunaga, pag. 153).
Nel suo “Il libro dello shiatsu”, Saul Goodman afferma che “la parola shiatsu rappresenta un modo molto diretto di sviluppare e realizzare il nostro potenziale umano”.
E ancora, “shi significa pollice e rappresenta anche il cuore, e inoltre significa plasma, cioè la reale natura della nostra coscienza: in questo stato, la materia scissa nei suoi componenti elementari “può ricondensarsi in forma visibile oppure dissolversi in vibrazioni pure e spirito. Nello scoprire il mondo del plasma, la scienza ha rivelato il ponte che connette il mondo fisico a quello spirituale”.
Tsu significa pressione, condensazione di energia, rappresenta anche il cielo di energia magnetica che è la componente della nostra forza vitale”.
“A connette e coordina shi e tsu, è il suono iniziatore della nostra manifestazione di volontà”, l’unione del macro e del microcosmo.
Partendo da queste osservazioni e da ulteriori scambi di opinioni con S. G., nel mio libro “Lo shiatsu e il pensiero macrobiotico” ho potuto dare alla parola shiatsu tre significati diversi, che collocano lo shiatsu su tre piani di coscienza e consapevolezza diversi: “pressione con le dita”, che rappresenta l’approccio fisico e tecnico, “il cuore nelle mani”, che rappresenta il primo passo che va oltre la tecnica, sintonia, ascolto, relazione, empatia e mette in evidenza come le mani siano estensione del cuore e rappresenta il livello empatico, emotivo/sentimentale che si instaura nella relazione shiatsu. Il terzo significato va ancora oltre, “il ponte con l’infinito”, ove si coinvolge la crescita personale e spirituale sia del ricevente che dell’operatore e rappresenta perciò un livello che, per semplicità, chiamo psico-spirituale.
La filosofia che sostiene lo shiatsu parla dei 5 elementi e associa a ciascun elemento, oltre agli organi del nostro corpo una o più emozioni, gli aspetti psicologici e gli aspetti spirituali, mettendo in evidenza come lo shiatsu dia la possibilità di toccare tutti questi livelli e cioè la possibilità di raggiungere l’intera persona.
Quindi, riassumendo e semplificando, lo shiatsu agisce contemporaneamente a livello fisico, emozionale e spirituale. Basta volerlo liberamente e consapevolmente.
Perché ciò avviene? Perché lo shiatsu non è un semplice massaggio, o una normale terapia?
Per rispondere a queste domande è necessario considerare “il due”, formato da operatore e ricevente, che diventa “un uno”; infatti, quando operatore e ricevente entrano in contatto nel trattamento, formano un’unità, un unico nucleo, una cellula ove si incontrano lo yin e lo yang. Ove avviene questo incontro si creano vita e coscienza.

L’operatore rappresenta la forza del cielo, lo yang, la parte attiva, il ricevente rappresenta la forza della terra, lo yin, la parte passiva. Yin e yang, interagendo, creano tutti i fenomeni a partire dalla materia sottile, poi quella densa e con essa la vita della natura intorno a noi, vegetali, animali e l’uomo come ultimo e più evoluto abitante di questo pianeta. Inoltre, la forza del cielo rappresenta lo spirito e quella della terra la materia. Quindi, nella cellula unitaria operatore/ricevente si uniscono anche spirito e materia. Nella pressione perpendicolare, costante e sostenente entra, attraverso la forza/peso che imprime l’operatore, lo yang del cielo in contemporanea al movimento orizzontale impresso dalle due mani e tale movimento esprime la forza della terra. A sua volta, il ricevente in posizione orizzontale, accogliendo la pressione, esprime la forza yin della terra e, col movimento interno di contropressione, esprime a sua volta la forza yang.
Così, nel punto, si armonizzano cielo e terra, “in questo modo, aprendosi all’influsso della forza del cielo che induce rilassamento, la pressione si collega al ki invisibile. Allo spirito (yang attira yin) e si aprono livelli di coscienza più elevati (o profondi) più yin. Di conseguenza, essendo la causa della malattia originata dallo squilibrio di mente e spirito, la pressione ferma attira l’attenzione sulla profondità del problema” (R. Endo – Tao shiatsu).
Lo shiatsu, dunque, cito dal mio libro: “Si tratta di una tecnica che si caratterizza per il fatto di utilizzare una pressione statica che permette di attivare, a progressivi livelli di profondità, le diverse fasce dell’esistenza della persona (fisica, energetica, emozionale, psicologica, spirituale) facendo scaturire il movimento dall’interno in risposta alla staticità della pressione esterna”. E ancora, M. Vatrini – Anicha: “Pressione, contro-pressione: a questo livello avviene lo shiatsu e a questo livello che al sostegno che l’operatore dà al ricevente, risponde il sostegno che il ricevente dà all’operatore”.
Operatore e ricevente rappresentano dunque un’unica cellula e possiamo rappresentarli con il simbolo del Tao: yin e yang riuniti che generano ogni fenomeno materiale e spirituale.
Lo shiatsu, quindi, creando nel trattamento l’unità di yin e yang (detto anche nella filosofia macrobiotica il “principio unificatore”) agisce sui vari livelli menzionati più sopra. Per agire a tali vari livelli sono necessarie alcune condizioni: che l’operatore sia consapevole dello strumento che ha in mano e delle sue potenzialità, che sia consapevole che lo shiatsu agisce anche su se stesso (operatore), che ogni trattamento è occasione di conoscenza di sé e occasione di crescita e trasformazione personale e che nella cellula unitaria di cui parliamo lo yin (ricevente) agisce a sua volta sullo yang (operatore) per cui esso stesso riceve sostegno, equilibrio e guarigione. L’operatore deve essere pure consapevole che il suo trattamento agendo sul ricevente ne risveglia la capacità di riequilibrio energetico e di riattivazione delle sue possibilità di autoguarigione e che, dunque, è l’insieme di queste due azioni che produrrà il risultato desiderato. Non è l’operatore che dirà “ho guarito”, “ho fatto passare il mal di testa” o altro, ma è l’interazione dei due che ha prodotto l’effetto sperato e insieme hanno ottenuto il risultato desiderato.
Per ottenere tale risultato tuttavia è necessario che si verifichi una condizione simile nel ricevente. Il riequilibrio o guarigione possibile dipende dalla condizione del ricevente e dalla sua salute.
N.B. guarigione e salute non sono intesi nel significato che comunemente diamo a questi termini. Guarigione è riequilibrio a tutti o almeno alcuni dei livelli menzionati e consapevolezza di “essere” (anche la morte può essere guarigione quando la persona lascia questo mondo in pace con se stessa e con gli altri), ma non mi dilungo perché esula dal tema. Salute è equilibrio con se stessi e con gli altri e coscienza di ciò che si è e di dove si è. Le precedenti sono solo parte della definizione che possiamo dare ai due termini.
Cito di nuovo dal mio libro: “La pressione (incontro di yin e yang, Ndr.) rappresenta la condizione ideale, l’occasione attesa dalla persona per rimettere ordine in casa propria, cosicché il suo organismo, nel difendersi da questa “aggressione”, quale è la pressione, riesce a trovare il modo di utilizzare la propria forza a beneficio di se stesso riattivando il movimento energetico smarrito o ridotto”.
Il ricevente, dunque, dovrà essere aperto e disponibile a ricevere e riconoscere gli stimoli che arriveranno dal trattamento shiatsu e che potranno indurlo a riconoscere il suo stato attuale di salute, le cause dei suoi problemi e, se lo vorrà, trasformare il proprio stile di vita per un’esistenza più consapevole e più sana.
Il trattamento shiatsu, dunque, può agire sia a livello dell’operatore che del ricevente. Può agire a vari livelli di frequenza energetica: fisico, emozionale, psicologico, spirituale. Può quindi affrontare le varie problematiche che accompagnano la vita delle persone. Un approccio veramente olistico.
Dipende da noi: affrontare problemi di livelli così impegnativi non è obbligatorio, ma bisogna sapere che lo shiatsu offre queste possibilità. Se, come dice Masunaga utilizziamo il “non forzare” o come dice Michio Kushi il “non credo”; ciò che avverrà nel trattamento sarà sempre affrontabile dal ricevente e l’operatore sarà sempre in grado di gestirlo anche se non ha qualifica di medico o psicologo o altro, in ogni caso egli deve sempre avere l’onestà di inviare il proprio cliente ad uno specialista se riconosce che la situazione va oltre le proprie conoscenze e capacità. Basta usare il buon senso e l’amore che siamo capaci di agire. Quando la vita ci propone una sfida ci dice anche che, se si è presentata, è perché siamo in grado di affrontarla o comunque di non sfuggirla.
Nella mia esperienza ho sempre cercato di affrontare le tematiche uscite in un trattamento come occasione di crescita per il ricevete e per me, ma come detto non è obbligatorio lavorare a questi livelli, infatti può essere lo stesso ricevente che non si senta di andare oltre il fattore tecnico e fisico, e queste possibilità esistono sempre. Anche l’operatore potrebbe non voler andare oltre il semplice trattamento tecnico, ma deve anche essere cosciente che si assume una grande responsabilità rifiutando l’occasione offerta. La sua preparazione e il suo intervento si fermerebbero al solo fatto tecnico e sarebbe perciò stimolato a voler conoscere decine di altre tecniche: “dove non arriva lo shiatsu, arriva l’altra”. Questo avviene quando non si conosce veramente che cos’è lo shiatsu e non ne si ha fiducia così come non si ha fiducia in se stessi. Si può essere dei bravi tecnici ma non per questo essere dei bravi operatori.
Lo shiatsu può affrontare sintomo, causa, origine dei problemi che il ricevente presenta: ripercorrere la propria vita, lasciare il conosciuto che dà sicurezza, ma… vivere il “non credo”, non copiare da se stessi o dagli altri, e dare inizio al cambiamento, per quanto impegnativo possa essere. Tutto cambia, è la legge dell’intero Universo. Questa è ciò che chiamiamo autoguarigione e lo shiatsu è un mezzo per arrivarvi. Lo shiatsu lavora a livelli profondi, ci mette di fronte a ciò che siamo, non a ciò che vorremmo essere o a come vorremmo che gli altri ci vedano, e nell’unione di operatore/ricevente, cioè dello yin e dello yang possiamo arrivare alla consapevolezza di noi stessi. La guarigione non è solo fisica, può essere anche più profonda… spirituale: accettare la vita, arrendersi alla vita e nella vita ci sono la gioia, la bellezza, ma anche la malattia e la morte. Tutto ciò fa parte della vita, capirlo e accettalo è la guarigione di cui tutti abbiamo bisogno.
Solo quando l’operatore ha fatto un grande lavoro su se stesso può accompagnare il ricevente alla scoperta di sé.

Attilio Somenzi

SHIATSU FAMILIARE

Lo shiatsu rappresenta un’occasione di crescita e di arricchimento, tanto personale quanto reciproco. Di fondamentale importanza è il rapporto tra operatore e ricevente, che insieme attuano la ricerca di equilibrio. Il ricevente, in particolare, può cogliere nel trattamento shiatsu un’occasione importante di riscoperta del proprio equilibrio interiore.
Per queste ragioni lo shiatsu può essere un prezioso strumento nella comunicazione e nei rapporti familiari.

Lo shiatsu (shi = dita e atsu = pressione) consiste nell’usare solo le mani; l’operatore tratta con il pollice oppure il palmo, le ginocchia o i gomiti, applicando una pressione su una determinata zona del corpo per mantenere e/o migliorare la salute del ricevente. Visto che si usa la pressione e non il massaggio non è necessario praticare sul corpo nudo, è una particolarità importante dello shiatsu che lo caratterizza e per questo si parla di trattamento e non di massaggio.
Lo stimolo della pressione esercitato sull’epidermide arriva fino all’organo corrispondente e per far questo dobbiamo imparare nei corsi amatoriali a praticare una pressione perpendicolare, mantenuta costante e portata con un corretto atteggiamento mentale e conoscere lo shiatsu generale che la sequenza studiata dai sensei permette di riequilibrare la situazione energetica del ricevente, prevenire e migliorare piccoli disturbi.

In Giappone lo shiatsu familiare è una pratica diffusa, grazie anche a dei programmi televisivi andati in onda negli anni ’60 e ’70 e tenuti principalmente da Tokuijro Namikoshi, sensei fondatore della prima scuola di shiatsu, i cui insegnamenti sono ancora oggi utilizzati tra le famiglie giapponesi.
Grande è stato anche il contributo Shizuto Masunaga, sensei fondatore del centro Iokai, sostenitore della necessità dello shiatsu generale e familiare. Nei suoi numerosi libri sostiene sempre l’importanza dello shiatsu in famiglia e in uno dei suoi testi afferma che l’operatore che non sa curare i propri familiari non è un bravo operatore.

La Scuola Internazionale di Shiatsu Italia offre corsi amatoriali rivolti a tutti coloro che vogliono avvicinarsi allo shiatsu, in particolare per chi desidera imparare a praticare un trattamento shiatsu sui propri familiari, amici o conoscenti, senza dover per forza affrontare il percorso professionale triennale per operatori.

IDENTITÀ DELL’OPERATORE SHIATSU

Il modello patogenetico
La via più diffusa per affrontare la malattia è il cosiddetto modello patogenetico. La definizione di patogenesi è: complesso delle modalità con cui si origina una malattia. Cioè, curare significa studiare le cause (e non l’origine) delle malattie e guarirle.
Per esempio, se si ha un raffreddore, si usano medicinali per uccidere i batteri che l’hanno causato.
Nel percorso di studi dell’operatore shiatsu non è prevista né la conoscenza delle patologie (se non superficialmente per capire di cosa si tratta) né, tanto meno, i sistemi di cura. L’opertore, dunque, non ha gli strumenti per affrontare le malattie secondo il modello sopra esposto che, per legge, è di pertinenza, a vari livelli, delle figure sanitarie.
Tuttavia, gli operatori shiatsu sono spesso influenzati da questo modello (quello che fa parte della cultura in cui sono cresciuti), che dà della cura una visione limitata. Si collocano così in una posizione ambigua, non chiara, difficile da collocare e da spiegare.

La salutogenesi
Questo perché lo shiatsu si riconosce invece in un modello definito “salutogenesi”, che è lo studio dei fattori che generano salute. Un modello che non è in contrasto con il precedente ma che ha applicazioni in contesti diversi.

Continuum di cura
Sempre di più, oggi, si pone l’accento su un continuum di cura che comprende in sé sia i processi patogenetici che quelli salutogenetici.
“Nella cura devono intervenire sia professionisti sanitari che contrastano specificamente i processi degenerativi, patologici e inabilitanti, sia i professionisti che favoriscono i processi ricostruttivi, rigenerativi e adattativi, ossia salutogenetici. La persona in cura non può essere solo un soggetto passivo, destinatario degli interventi delle figure sanitarie specialiste in patogenesi, ma deve diventare protagonista della cura, assistito sostenuto dall’opera degli specialisti della saluto genesi”(Giuseppe Montanini, Shiatsu News n° 60 giugno 2018).

Prendersi cura di sé
Nella visione dello shiatsu, il paziente deve diventare attore e protagonista dei processi di cura, avere “cura di sé”, “osservazione di sé”. Deve essere stimolato ad acquisire consapevolezza di sé, ad avere il controllo sulle proprie scelte, decisioni e azioni, ad osservarsi e a prendersi cura di sé per forzare il suo potenziale di salute.
Bisogna rafforzare la sua “resilienza” cioè la capacità di un individuo di affrontare e superare, in maniera positiva, un evento traumatico o un periodo di difficoltà, di adattarsi al cambiamento traendone maggior forza e facendoli diventare occasione di evoluzione positiva senza perdere la propria identità.
Nel paradigma saluto-genetico, promuovere la salute significa favorire nei pazienti lo sviluppo di tutte le caratteristiche che le parole sopra elencate richiamano, senza distinguere tra persone sane e persone malate.

Salute e malattia
I concetti di salute e di malattia sono divisi da un confine continuamente mutabile e sono legati molto alla percezione che ognuno ha del proprio stato. Nessuno può dirsi assolutamente sano o assolutamente malato. L’operatore shiatsu deve aiutare i riceventi a capire questo concetto: è “normale” che l’essere umano si ammali e la via migliore per “guarire” è accettare questa normalità e dotarsi di strumenti in grado di comprendere e gestire le situazioni di difficoltà.
La gratificazione che si prova nel far passare dolori e sintomi, pur essendo comprensibile e normale, non deve distoglierci dal concetto che non sempre questo è costruttivo. I sintomi ci ricordano che c’è qualcosa che non funziona e farli cessare, sia con la chimica che non, ci distoglie dal ricercare la disarmonia che il sintomo ha messo in evidenza. Riscoperta della salute e non lotta alla malattia.

CREMA DI CASTAGNE E MELE

Ecco un’ottima ricetta macrobiotica per la crema di castagne secche e mele.

Ingredienti: 1 tazza di castagne secche, mezza tazza di mele, malto di riso, alga kombu, cocco rapé, sale.

Dopo averle lavate, ammollare le castagne per 6-10 ore con 2 cm di alga kombu. Scolarle conservando l’acqua di ammollo.
Usando l’acqua di ammollo (aggiungendone se necessario), cuocerle in due parti di acqua assieme alle mele tagliate a dadini, per 1 ora in pentola a pressione.
Passare al setaccio, dolcificare a piacere con malto di riso e guarnire con cocco.

Dal libro “Ricette per le cinque stagioni” di Giuseppe Sivero (direttore didattico della sede di Verona), Shiatsu Milano Editore

RICETTE PER LE CINQUE STAGIONI

Giuseppe Sivero, insegnante e direttore didattico della nostra sede di Verona, è anche autore del libro “Ricette per le cinque stagioni” (Shiatsu Milano Editore). Oggi, Beppe Sivero è considerato uno dei maggior esperti di cucina naturale ed energetica e tiene corsi in diverse località in Italia grazie alle sue esperienze, sia come gestore per anni di uno dei primi ristoranti vegetariani e naturali in Italia negli anni ottanta “la Coccinella di Verona”, sia per il suo percorso triennale presso l’International Macrobiotic Institute di Kiental in Svizzera frequentando i tre livelli della Scuola olistica di guarigione.

Naturalmente il titolo “Ricette per le cinque stagioni” sorprende un po’ i lettori; le stagioni per noi sono quattro, ma la macrobiotica ha origine in Giappone. Mentre in occidente il cibo viene visto come elemento di nutrizione ma anche di piacere, in oriente esso rappresenta uno stile di vita corretto e una cura e, per gli orientali, il passaggio dalla gioiosa estate al triste autunno è un periodo critico che necessita di un’alimentazione particolare.

“Ricette per le cinque stagioni” è un piccolo ricettario che, introducendo la teoria dello Yin e dello Yang e delle Cinque trasformazioni, dispensa consigli (non solo alimentari) per le 5 stagioni, secondo i principi della macrobiotica e della Medicina Tradizionale Cinese.
Ma qual è la quinta stagione? Esattamente il passaggio tra estate e autunno, più evidente rispetto agli altri cambi di stagione, in cui l’energia dell’elemento Terra ci prepara al cambiamento radicale dell’autunno: è la tarda estate, con i cibi che sostengono questa fase. Tutte le ricette macrobiotiche proposte considerano l’energia degli alimenti e del relativo periodo dell’anno, così da ricordarci l’intelligenza della natura e stimolarci a vivere in modo più consono.

INTERVISTA A FRANCA BEDIN

Abbiamo intervistato Franca Bedin, direttore didattico ed insegnante della Scuola Internazionale di Shiatsu-Italia® che da oltre 30 anni si occupa di percorsi di conoscenza e guarigione che integrino Corpo, Mente e Spirito. Le abbiamo chiesto che cos’è lo shiatsu.

Ciao Franca, partiamo dalla domanda più difficile. Che cos’è per te lo shiatsu?
Per me lo shiatsu è una via di realizzazione personale, che si compie attraverso un’altra persona e con un’altra persona. Mi spiego, durante la sessione vi sono due figure, l’operatore ed il ricevente. Ad un primo sguardo sembra che in questo rapporto vi sia una persona che compie un’azione ed una persona che la subisce. La posizione stessa che assumono le due figure potrebbe dare quest’impressione. L’operatore infatti si trova al di sopra del ricevente, in una posizione direttiva, il ricevente è – lo dice la parola stessa – in una posizione ricettiva. In realtà le due posizioni sono assolutamente reciproche. Io operatore premo sul ricevente, ma a sua volta il ricevente mi preme. Questo mi preme non è una faccenda semplicemente fisica. È il significato più profondo della parola mi preme, mi interessa, mi sta a cuore. Hai a cuore il buon dialogo con l’altro, hai a cuore che l’altro si valorizzi, emerga, riprenda potere su se stesso. La pressione crea un dialogo, un confronto continuo con l’altro, che però rimanda sempre a te stesso.
Questa è la bellezza dello shiatsu, è un grande cammino personale che però si fa con un altro, sia dal punto di vista dell’operatore, sia del ricevente. Tutti e due conoscono meglio se stessi in questa interazione.

Ed è sempre un dialogo positivo?
Non sempre, soprattutto all’inizio del proprio percorso. Ma le difficoltà con l’altro riflettono una difficoltà personale. Soprattutto all’inizio della pratica shiatsu – quando sei “giovane” nello shiatsu – accade di incontrare dei riceventi che ti infastidiscono, che non hai voglia di trattare. Senti di non avere un buon contatto con loro. In realtà, quando uno avanza nel suo percorso di operatore, capisce che quelle sono le persone più preziose. Ti spingono ad interpellare spazi di te, le tue ombre junghiane, che risuonano ma che non hai molta voglia di affrontare. Sono quei “fastidiosi incontri” che Carlos Castaneda chiama i pinches tiranos, i piccoli tiranni. Difficoltà che però ti mettono grandemente alla prova, permettendoti di scoprire nuove cose di te. Spesso i riceventi che ti mettono in difficoltà sono gli stessi che ti permettono di fare nuove scoperte di te.

Possiamo dire che è un po’ come vedere te stesso da un punto di vista esterno?
Sì, una cosa del genere. Infatti quando un ricevente arriva da te con una certa problematica, ad esempio un problema con l’autorità, se tu personalmente ti sei già confrontato con questo tema e lo hai già sormontato, anche parzialmente, potrai far fare un salto di qualità anche al tuo ricevente.
Ma questo lavoro a due non farà avanzare solo il ricevente, farà avanzare un po’ tutti e due.
Lo shiatsu non è una terapia psicologica, eppure dopo un certo numero di trattamenti la persona percepisce un cambiamento. Ma cos’è che ci porta a cambiare? La pressione esercitata nello shiatsu porta ad un fluire del Ki, che riassume in sé tutti gli aspetti psico-fisici, emotivi e spirituali dell’individuo. Il Ki è la sostanza universale che permea tutto l’universo.
Quando noi premiamo su un ricevente, riattiviamo la circolazione del Ki. E ad ogni pressione richiamiamo la consapevolezza della persona su sé stessa.
Per capirci, è un po’ come quando un materassone – come quelli che si usano per il salto in alto in atletica – è stato esposto fuori alla pioggia, si formano delle goccioline sulla sua superficie. Se tu premi in un punto del materasso, tutte le gocce confluiscono in quel punto. È questo che succede nello shiatsu.
Quando noi premiamo, lo Shen, ovvero la consapevolezza della persona, viene richiamata alla persona stessa.
Nella vita di tutti i giorni abbiamo in mente tante cose, pensiamo e agiamo contemporaneamente su molti fronti, ci disperdiamo. Quindi la nostra consapevolezza esce da noi e si proietta nel mondo. Nello shiatsu questa consapevolezza torna all’interno della persona, nella sua profondità, nell’ascolto di sé. Durante la sessione questa consapevolezza è spesso sottile, talvolta impercettibile, poi però c’è un’elaborazione a casa magari, o subito dopo, con l’operatore.

La persona cambia perché ki e consapevolezza aumentano.
Questa è la grande forza dello shiatsu, richiamare consapevolezza su di sé e sull’altro. Nello shiatsu il Ki fluisce con il sangue e il sangue è la dimora dello Shen, dello spirito. È una grande via di realizzazione per l’operatore e per il ricevente, perché stanno lavorando con lo spirito.
Quindi lo shiatsu non è solo trattamento per risolvere determinate problematiche fisiche?
Nei primi anni chi cercava un trattamento shiatsu, lo faceva per cercare rimedio ad un problema fisico. Oggi c’è più consapevolezza su questa disciplina e sono più frequenti le richieste di chi cerca nello shiatsu una via per riequilibrare lo stato emotivo, o come supporto in un momento della vita in cui bisogna compiere delle scelte importanti. Molti lo richiedono ancora come approccio per problemi di salute, però è sempre più chiaro che è anche una via di trasformazione personale.

Io questo lo chiamo Tao, una via di realizzazione. Ed è per questo che essere un operatore shiatsu non mi stanca mai, perché quando tu entri in contatto profondo con una persona, tu operatore viaggi in un mondo di una ricchezza straordinaria, è come scoprire degli universi, il tuo e quello dell’altro.
Questo viaggio negli universi può apparire un po’ pretenzioso, ma in realtà è un darsi, una forma di umiltà, perché bisogna essere in grado di lasciar andare parti di sé per l’altro. Il movimento stesso che compi, abbassarti per premere, inginocchiarti verso il ricevente, implica un gesto verso l’altro.

Il vero momento di crescita per l’operatore è quando passa dal fare shiatsu ad essere shiatsu. Il fare presuppone un io e un tu, io faccio e tu ricevi, essere shiatsu è viaggiamo assieme. È un viaggio che dura un’ora alla volta, ma in quel breve spazio di tempo succedono moltissime cose, consce ed inconsce.
È un atto d’arte e come tutti gli atti d’arte ha una dimensione di universalità, di trasmissione di un messaggio. Per questo lo shiatsu è un’arte, che si svolge in un unico atto irripetibile.

CIBO PER LA TARDA ESTATE

Da giugno ad agosto il caldo progressivamente aumenta, con il sole, sorgente di vita, che ci scalda e ci spinge a uscire, a divertirci, a viverci il piacere dei sensi.
Verso fine agosto, però, il calore comincia a cambiare, le giornate ad accorciarsi e si inizia a pensare all’arrivo dell’inverno. Di giorno il caldo è ancora forte, ma se guardiamo le piante e gli alberi attorno a noi possiamo già cogliere delle piccole avvisaglie dell’autunno che avanza.
È il periodo della raccolta: noi cominciamo a raccoglierci di più in noi stessi e i nostri antenati cominciavano a raccogliere le scorte per l’inverno.
È la Tarda Estate o Estate Indiana: Un periodo dolce, di sole tiepido, dai colori meno accesi, di passaggio fra l’estate e l’autunno in cui sembra che tutto sia fermo, una stasi in attesa di un cambiamento più radicale. Questo momento di passaggio è tipico di tutti i cambi di stagione, ma in questo periodo è molto più evidente.
In MTC (Medicina Tradizionale Cinese) viene associato all’energia Terra, simile al terreno del sottobosco, che è un terreno solido, che ci sostiene, ma allo stesso tempo elastico e morbido.

Gli organi associati sono Stomaco e Milza, che ci danno la possibilità di provare compassione e di vivere il sentimento dell’empatia.
Il gusto è il dolce, non quello dello zucchero, ma quello naturale dei cereali e delle verdure cotte. Il colore è il giallo ocra.

I cibi che sostengono questa fase sono:
Cereali: miglio
Verdure: tutte quelle dolci, di colore arancio-gialle e tonde
Cotture: stufati, cotture più lunghe a fiamme più basse, mescolando poco

Dal libro “Ricette per le cinque stagioni” di Giuseppe Sivero (direttore didattico della sede di Verona), Shiatsu Milano Editore

 

COS’È LO SHIATSU?

Lo shiatsu è una tecnica energetica di origine orientale, sviluppatasi in Giappone nei primi del ‘900, che ha lo scopo di preservare e far riacquistare la salute.
Per la medicina orientale, nel corpo umano scorre un flusso energetico vitale chiamato ki, che circola attraverso canali detti meridiani. L’operatore shiatsu applica pressioni lungo questi meridiani e su diverse aree del corpo per preservare e riequilibrare il flusso di energia tramite uno strumento semplice e fondamentale: le mani. Il tatto è l’essenza dello shiatsu: tramite esso, l’operatore attiva nel ricevente l’innato meccanismo di auto-guarigione.

La tecnica shiatsu si basa sul principio che, toccando con l’intensità e la qualità giuste determinate parti del corpo, questo ne riceve uno stimolo energetico che aiuta a migliorare lo stato di benessere e ristabilire l’equilibrio, ove compromesso.
E’ un tocco primordiale di cui tutti si nutrono e sentono costantemente il bisogno. Il termine deriva da shi (dita) e atsu (pressione), ed ha il significato di prendersi cura dell’altro, ma anche di noi stessi, attraverso il tocco, per un ritorno al benessere. Uno dei motti degli operatori è “mettere il proprio cuore nelle mani”. I benefici di una serie di trattamenti shiatsu si riflettono sulla postura, sulla respirazione, sulla qualità del sonno, sul miglioramento della condizione psico-fisica e, in sintesi, sul modo di vivere.

Lo shiatsu valorizza le risorse vitali di ambedue le persone coinvolte nella pratica (operatore e ricevente), permettendone la migliore espressione secondo le potenzialità, i tempi e le modalità peculiari di ciascuno.
Non è una terapia alternativa o una medicina non convenzionale, e nemmeno un massaggio terapeutico, sportivo o estetico. Lo shiatsu è una forma di educazione alla sensibilità e alla percezione degli altri e di se stessi. Questa disciplina bio-naturale non ha controindicazioni, è perfettamente affiancabile a qualsiasi trattamento terapeutico e può essere praticata su persone di qualsiasi età e condizione.

Attualmente, esistono due principali metodi di shiatsu: lo stile Namikoshi (creato da Tokujiro Namikoshi) e lo stile Iokai (o Keiraku Shiatsu, Zen Shiatsu o shiatsu attraverso i meridiani), ideato dal maestro Shizuto Masunaga che, dopo aver insegnato presso la scuola di Namikoshi, sviluppò un metodo personale ed innovativo. Quest’ultimo è radicato nella filosofia e percezione orientale e nel Taoismo, e considera la persona nella sua totalità, non solo come “corpo fisico” che evidenzia un problema. Sue peculiarità sono l’estensione dei meridiani (con la definizione di una nuova mappa) e un metodo terapeutico basato sulla diagnosi simultanea al trattamento. A livello pratico, si caratterizza principalmente per l’uso contemporaneo delle due mani, la pressione portata solo dal peso modulato del corpo dell’operatore e l’impiego di armoniose sequenze energetiche di pratica.

SHIATSU E PENSIERO MACROBIOTICO

Riportiamo di seguito un breve estratto di un testo fondamentale della nostra scuola, “Lo Shiatsu e il pensiero macrobiotico”, scritto dal direttore generale e fondatore della Scuola Internazionale di Shiatsu Italia Attilio Somenzi.

“Ho lavorato per tre anni a questo testo con l’iniziale intento di colmare una lacuna nella letteratura che si occupa delle discipline naturali. Mancava infatti un testo che mettesse in relazione shiatsu e macrobiotica. Lo shiatsu da me imparato e sviluppato si riferisce allo stile Iokai elaborato dal Maestro giapponese Shizuto Masunaga. Questo mio lavoro tenta di colmare tale lacuna mettendo in rapporto queste due discipline e ipotizzandone la complementarietà.
Ritengo di dare un contributo all’argomento, favorendo lo studio della filosofia macrobiotica nelle scuole di shiatsu ed il suo inserimento nei programmi della Federazione Italiana Shiatsu.
Non esiste, dunque, nessun testo che parli di shiatsu e macrobiotica in modo approfondito. Ci sono i libri di Michio Kushi che ne parlano, ma in modo piuttosto superficiale, considerando lo shiatsu come semplice supporto all’alimentazione macrobiotica.
In secondo luogo è mio convincimento che la macrobiotica, come disciplina, sia poco e mal conosciuta. Fino ad oggi, i testi che parlano di macrobiotica e gli esperti in questa materia mettono l’accento quasi esclusivamente sul cibo, sul modo di nutrirsi, sull’energia dei cibi e su come ottenere la salute e una vita felice grazie al cibo (per questi argomenti rimando a “Il grande libro dell’ecodieta” di Carlo Guglielmo e a tutti quei testi che parlano di cucina e forniscono ricette). Si parla di filosofia e spiritualità della macrobiotica, ma sempre come fatto secondario all’alimentazione. In realtà questa disciplina è sostenuta da una teoria e una filosofia molto profonde ed attuali. È questa parte che ho cercato di sviluppare, perché in essa vi sono insegnamenti e stimoli alla ricerca personale molto interessanti.

Che cosa accomuna lo stile Masunaga alla Macrobiotica?
Ricerca del benessere psico-fisico come appagamento e pace interiore che diventa pace nel mondo. Spinta alla prevenzione e alla ricerca della salute. Il corpo intero come centro di osservazione.
Entrambe queste due discipline si basano sulla ricerca personale e non sulla ripetizione più o meno consapevole di un kata o di una teoria. Conseguentemente, diventano per il praticante e lo studioso due stili di vita molto simili e complementari.
Unico è il concetto di malattia e di salute considerando l’uomo nella sua interezza. Entrambi inducono all’educazione di se stessi e alla consapevolezza del proprio esistere, assumendosene la responsabilità.
Entrambe hanno una visione olistica della persona inserita in un ambiente col quale dialogare e rapportarsi e in un macrocosmo col quale scambiare e dal quale ricevere energia e insegnamento. Lo shiatsu di Masunaga permette all’operatore di entrare in contatto col ricevente e nello stesso specchiarsi, scoprendosi e imparando a conoscersi. Anche la macrobiotica ci fornisce gli strumenti per ascoltarsi e per riconoscerci nell’altro.
Entrambe spingono a sperimentare e a riconoscere su se stessi gli effetti dello studio fatto.
La pressione agisce a vari livelli di profondità e stimola la presa di coscienza di corpo, mente e spirito. Operatore e ricevente sono in grado di conoscere e riconoscere il proprio livello di salute.

Lo studio e il cibo, nella concezione macrobiotica, permettono, analogamente, di conoscere e riconoscere il proprio livello di salute. Le parole chiave della macrobiotica si possono riassumere nel “Non credere”, “Non forzare”, “Non giudicare”. Anche Masunaga sensei insegna le stesse cose quando stimola gli operatori a sperimentare e a rinnovare se stessi e lo shiatsu.
Infine trovo importante e necessario che si riconosca come molti degli aspetti menzionati si sposino molto bene con lo shiatsu che, partito dalle tecniche e dagli scritti di Masunaga, può trovare ulteriori supporti teorico/filosofici nella macrobiotica”.

Per approfondire l’argomento potete trovare il libro “Lo Shiatsu e il pensiero macrobiotico” qui

CONSIGLI ALIMENTARI

È importante scegliere il cibo più adatto alle nostre esigenze energetiche, nel rispetto degli equilibri del nostro corpo, delle corrette combinazioni e della stagionalità. Per l’inverno, ad esempio, sarà opportuno privilegiare cibi legati all’elemento Acqua, che contengano molti sali minerali, come ad esempio le alghe e gli azuki. Per la primavera, invece, sono più indicati i cibi legati all’elemento dell’Albero, come le verdure a foglia verde o i germogli. L’estate corrisponde alla fase in cui l’energia ascendente della primavera raggiunge l’apice e si irradia verso l’esterno, trasmettendo calore; per questo è associata all’elemento Fuoco e predilige cibi crudi, ad esempio verdure a foglia larga, e soprattutto cotture veloci, come zucchine saltate. Con il passaggio dall’estate all’autunno, l’energia predominante diventa quella della Terra, e perciò i cibi più adatti sono i cereali e tutte le verdure di colore arancio-giallo, soprattutto se di forma tondeggiante.

Alcuni consigli che valgono per tutte le stagioni:

1. Usate cibo di buona qualità. Qualsiasi sia il cibo che mangiate, cercate di fare in modo che non contenga prodotti chimici di sintesi, cioè quelle sostanze che fino alla fine dell’800 non esistevano e che l’uomo, imitando la natura, ha creato in laboratorio. Questo vale sia nella produzione che nella trasformazione.

2. Imparate a leggere le etichette dei cibi confezionati e chiedetevi che tipo di impatto ha il cibo che usate sull’ecosistema dell’intero pianeta.

3. Mangiate solo quello che è necessario e lasciate il resto: questa è una forma di rispetto verso gli altri esseri viventi e l’ambiente. Uno stile di vita più in armonia con la natura non può prescindere da questo.

4. Considerate l’alimentarsi un atto che ha la sua sacralità, come facevano i nostri vecchi. Pertanto, quando si mangia bisognerebbe essere il più presenti possibile, masticando molte volte e lentamente senza farsi distrarre da TV, cellulari o riviste.

5. Fate una vita il meno sedentaria possibile. Non serve essere degli atleti ma semplicemente, ogni tanto, prendersi degli spazi per fare qualche camminata e qualche piccolo esercizio fisico.

Vi ricordiamo che i nostri articoli sull’alimentazione e la filosofia macrobiotica sono tratti dal libro di Giuseppe Sivero “Ricette per le cinque stagioni – Il cibo adatto ad ogni stagione” edito da Shiatsu Milano Editore.